BMW GINA
Descrizione generale
CostruttoreBandiera della Germania  BMW
Tipo principaleConcept car
Produzionenel 2008
Esemplari prodotti1

La GINA Light Visionary Model, o semplicemente GINA, è una concept car presentata dalla casa automobilistica tedesca BMW nell'estate del 2008.

Il contesto

La vettura è stata creata in quanto i membri del BMW Group Design volevano creare un modello di auto in grado di adattarsi alle esigenze stilistiche di ogni acquirente.

Sviluppata interamente all'interno dell'azienda, è caratterizzata da una carrozzeria costituita da uno speciale tessuto elasticizzato e rivestito da una pelle idrorepellente resistente al caldo e al freddo su una struttura mobile azionata da servomeccanismi azionati automaticamente. Tale soluzione consente alla vettura di cambiare forma adattando l'aerodinamica alle condizioni di guida. Tale materiale è resistente anche all'umidità. Derivata dal design della BMW Z4, la GINA è costituita da una struttura di telaio univoca, sia a livello strutturale che a livello di design. La carrozzeria esterna è costituita da solo quattro elementi. Il componente più grande e il modulo frontale che si allunga fino alla base del parabrezza e lateralmente fino alla conclusione posteriore delle porte. Il secondo sono le due ampie fiancate che si prolungano dalla base anteriore dei longheroni laterali sottoporta fino ai passaruota posteriori e alla coda. L'ultimo componente è l'elemento centrale della coda. I proiettori della luce sono integrati nella carrozzeria per non ledere al design generale. Quando entrano in funzione, la loro illuminazione filtra attraverso uno strato di pellicola traslucida.

Il suo nome è un acronimo di Geometry and function In "N" Adaptations che significa «geometria e funzioni in "n" adattamenti» in inglese, dove "n" è un simbolo matematico che rappresenta un generico numero naturale: come a dire che il numero di adattamenti è indefinito.[1]

Note

  1. ^ (EN) BMW GINA, su bmwgroupdesignworks.com. URL consultato il 13 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 1º dicembre 2016).

Bibliografia

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